RIUNIONE FUGGITIVI DALLE CITTA’ IN PIEMONTE

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Per realizzare un sogno comune si parte incontrando altri sognatori!

Parallelamente alla mia esperienza in solitaria che di tanto in tanto condivido sul blog con i miei articoli, ho deciso che in attesa della realizzazione del sogno comune di ipotetiche realtà rurali organizzate in maniera autonoma, sarebbe stata una bella cosa riunire più persone possibile che avessero gli stessi intenti.

Cosi grazie alla creazione del gruppo facebook:

Prosperare in Ecovillaggi e Cohousing neorurali Piemonte https://www.facebook.com/groups/1052767964739899/?fref=ts

Sono riuscito a radunare una dozzina di coraggiosi e aspiranti comunitari, tra cui i rappresentanti di due delle realtà associative avviate con i loro progetti ed in cerca di sostenitori.

Gianluca de la nave dei boschi pagina fb:

https://www.facebook.com/Nave-dei-Boschi-292646070805239/?fref=ts

associazione progetto ecoesistere: http://www.ecoesistere.it/?lang=en

E Irene de la nave permacultura: https://www.facebook.com/La-Nave-Permacultura-1609511899335540/?fref=ts

Gianluca ha stabilito la base della sua associazione in due strutture nei boschi del Pinerolese, molto vicino a dove abito io gia diversi anni fa.

La sua esperienza è partita con tanto entusiasmo e un gran numero di persone coinvolte, questa iniziativa però dopo un po’ di tempo ha cominciato a presentare delle problematiche:

La stragrande maggioranza delle persone che frequentavano, lo facevano senza collaborare quasi come se andassero da lui in “villeggiatura”! partecipando non abbastanza, contribuendo economicamente ancora meno alle spese, questo fenomeno ha creato uno squilibrio nel suo tempo e nelle sue finanze tale per cui si è visto costretto a bloccare le sue attività e prendersi una pausa di riflessione per riorganizzare le sue idee e rallentare, oggi sono appena in 5 sempre stabili che abitano una struttura in grado di accogliere più persone. La sua intenzione è quella di offrire un luogo per attività ed eventualmente abitare e ricominciare le attività ma con una cognizione diversa: mettersi a disposizione solo nel caso in cui dall’altra parte ci sia la medesima disponibilità.

Irene invece della nave permacultura ha stabilito la sua realtà associativa nel vercellese accanto all’abitazione di famiglia che hanno preso in affitto nella quale abita con i suoi due fratelli ospitando e promuovendo diverse attività sul territorio.

Ha cominciato la sua esperienza dopo aver fatto un bel viaggio in America latina apprendendo i fondamenti della permacultura e lo spirito comunitario che accomuna le genti di quei luoghi che hanno cosi poche possibilità economiche ma cosi tanta voglia di vivere rimanendone affascinata e convincendosi che invece noi in Italia abbiamo molte più risorse e perciò viene sicuramente più facile creare qualcosa in autonomia e collaborazione. Anche lei però ha espresso le stesse perplessità di Gianluca in merito proprio alla questione partecipativa carente e poco comunitaria nella condivisione di intenti.

Forse noi stiamo ancora “troppo bene” per comprendere di doverci aiutare l’un l’altro? .

Anche se essendo loro molto attivi si sono ingeniati e stanno creando una rete di amici nella sua zona.

Altri hanno espresso il medesimo disagio nel trovarsi poi soli nelle attività che più stanno a cuore e io stesso sono d’accordo…

Sembrerebbe che la tendenza generale sia quella di idealizzare le ecoiniziative comunitarie confondendole con il villeggiare!

Dunque siccome ci sono realtà in avviamento e che hanno anche possibilità di offrire spazi abitativi, trasmissione di esperienze e conoscenze e molto altro ma alla condizione che ci sia un genuino interessamento, il supporto necessario sia in ambito organizzativo che partecipativo, un minimo di supporto economico o di creare soluzioni per autofinanziarsi, e offrire il proprio tempo nell’aiutare durante le varie attività organizzate.

Quindi forse… piuttosto che creare un ulteriore realtà dove porre le basi di un ulteriore luogo aggregativo e abitativo probabilmente è una buona idea quella di supportare e acquisire abilità al fine di comprendere quale sia il migliore percorso da intraprendere.

Perchè fondamentalmente siamo tutti entusiasti quando si tratta di sognare, eppure l’impegno e la dedizione a realizzare i sogni comuni non sono spesso equilibrati in risposta all’entusiasmo.

Forse bisogna fare un passo indietro per farne molti altri avanti, insieme.

Quindi siamo tutti d’accordo che i prossimi incontri li faremo proprio presso i posti dove ci sono realtà avviate sia in gruppo sia autonomamente, cosa che personalmente già faccio ma sarebbe bello trovarsi a riempire la macchina e muoversi insieme piuttosto che trovarmi sempre da solo!

Perchè siamo tutti consapevoli che non si compra o si affitta un posto per realizzare il sogno o i sogni senza aver creato almeno un gruppo di amici determinati e combattivi nell’aiutarsi VERAMENTE a realizzare gli intenti.

Perciò basta rimboccarsi le maniche e offrirsi a supporto ognuno con le proprie possibilità.

E tu che stai leggendo puoi renderti utile ad una causa comune per creare un futuro migliore?

A breve organizzerò il prima possibile altri incontri! State in ascolto!

 

 

MAGICHE CREATURE CHE VIVONO NEL BOSCO

Quando ho scelto casa nel bosco dove vivo, immaginavo che avrei potuto osservare e interagire con la fauna residente, ma non potevo immaginare che avrei cominciato ad instaurare una sorta di “rapporto”.

Cosa che pian piano sta cominciando ad accadere, essendo effettivamente immerso e circondato da alberi e natura fitta, antica, e incontaminata al punto che posso permettermi di usufruire per tutte le mie necessità, dell’acqua sorgiva e non avere attacchi all’acquedotto, cosa abbastanza rara, che inoltre è acqua davvero molto buona.

Ma torniamo alla fauna… potrei scrivere molti piccoli episodi, i più sognatori probabilmente continuerebbero a leggere mentre invece molti altri non arriverebbero a conclusione dell’articolo, perciò mi occuperò di raccontare i più significativi. Non che fuori dal bosco non si facciano incontri significativi con gli altri abitanti non umani della terra, ma in un ambiente meno frequentato da uomini abituati a disfare quello che, con secoli e millenni natura ha fatto, tutto è molto più fluente e rilassato, quindi l’intensità con la quale si può percepire durante questi incontri è totalmente differente.

I nostri antenati passavano molto tempo a contatto ed in rapporto con i loro fratelli della fauna al punto da trarne e costruirne mitologia e leggende in ogni tradizione e popolazione. Questo contatto gli permetteva inoltre di essere in connessione con parti interiori che, inevitabilmente vengono a mancare nel momento in cui ti allontani dallo specchio della natura. La capacità di comunicare con l’interno e l’esterno di se, in un ambiente integro e testimone del lungo tempo impegnato dagli elementi per creare la loro opera aumenta notevolmente. E più si passa il proprio tempo in natura, più queste capacità aumentano, credo di cominciare ad intuire cosa spingesse i più determinati ricercatori dei misteri interiori ad estraniarsi dai contesti sociali umani in favore di una indagine profonda dentro se stessi in ambienti incontaminati. Da Cristo a Siddharta a San Francesco i testi canonici parlano di periodi di isolamento che gli permisero di giungere al fulcro della fonte.

Ora ovviamente non intendo eremitizzarmi… ma condividere quanto accade nel momento in cui vivi giorno per giorno un contatto attento ed osservatore di ciò che ti circonda quando puoi permetterti e impegnarti allo scopo di conquistarti un pezzo dell’idilliaco sogno della casetta nel bosco. Non solo “idillicità e sogni” ma anche “fatica e delusioni” diciamo che sono complementari….

E approposito di complementari, i primi episodi di incontri intensi sono stati sopratutto con i regnanti degli elementi opposti per eccellenza serpi e volatili, per poi approfondire gli abitanti di mezzo.

Un sabato mattina torno a casa e vivo una sorpresa mista a spavento, sul ballatoio trovo un rettile molto lungo che inizialmente temevo, infatti per tre giorni evitai il ballatoio, che ha una controsoffittatura, rendendolo una tana perfetta. Cosi sono sceso al piano terra a guardare e sentire i movimenti di quella che era una innocua biscia d’acqua. Quando la curiosa cacciò fuori la testa, guardandomi; partì una serie di pensieri quasi come immaginandomi un dialogo con questa bestiola, ci guardavamo e ci dicevamo: “ok, io non ho paura, sto qui, e ti osservo.” l’assurdità stava probabilmente nel credere tutti e due che l’uno avrebbe fatto del male all’altro, ovviamente questo non accadde. Non accadde perchè era un innocua biscia d’acqua! probabilmente mi sarei impegnato se fosse stata una vera minaccia, però accade anche che, per partito preso nei confronti dei serpenti si finisca per ucciderli se non hai un minimo di conoscenza. Eppure questo episodio è stato rivelatorio nei confronti delle paure viscerali… mentre ci osservavamo accadeva qualcosa, un qualche tipo di mistero indecifrabile, legato all’esistenza veniva trasmesso in questo scambio di sguardi… Non a caso dunque il serpente abita nelle viscere della terra e le sensazioni che si possono provare incontrandolo nella propria casa vadano immediatamente a contattare le paure più profonde.

Sempre poco dopo al mio arrivo invece accadde un altro episodio molto curioso… sopra casa, nel cielo, ci sono spesso tre poiane o falchetti… ancora non ho imparato a riconoscerli…

Mentre osservavo dal terrazzino, due di queste poiane fecero un veloce passaggio nel mio orto ad altezza uomo. Cosa abbastanza insolita, cosi andai a guardare cosa era successo… bhe con grande sorpresa ritrovai per terra un merlo artigliato sul collo. Lasciato li… forse nella caccia lo hanno perso… chi può dirlo? A me piace pensare che sia stato un omaggio per la mia permanenza. Peccato che io non sia solito mangiare i merli, quindi ringraziai e rimasi colpito dall’evento, non dandogli molta importanza, successivamente andai ricercare i significati tradizionali degli animali totem, (Merlo vedi: https://shailapersonalspace.wordpress.com/2014/05/25/messaggero-il-merlo/ ) (Falco https://animalitotem.wordpress.com/2008/02/25/il-simbolismo-del-falco/ )

In questo caso interpretandolo come farebbe un lettore di messaggi ci vedrei un gesto di omaggio da parte dei signori indiscussi predatori dei cieli, coloro che abitano i piani più alti, il merlo donato potrebbe essere un segno di accoglienza nel mondo dell’invisibile che popola i boschi, il merlo portatore di conoscenze magiche lasciato nel proprio terreno da due falchi durante una battuta di caccia sarebbe un dono preziosissimo. Come se gli “spiriti” del luogo volessero comunicare che la mia presenza sia molto gradita, utilizzando messaggeri concreti con le proprie caratteristiche archetipiche per decifrare l’entità del messaggio. Un simbolo di riconoscenza all’essenza che risiede nella vita di un fratello che si sta riunendo al ciclo dell’esistenza in natura.

Dopo questo episodio, questi due falchi compaiono quando meno me lo aspetto, durante una camminata nel bosco sulle antiche mulattiere, spiccano il volo da qualche albero distante pochi metri, si avvicinano la mattina mentre fumo una sigaretta dopo il caffè contemplando le colline e si posano a pochi metri sulle punte dei pini osservandomi, oppure mi accompagnano per qualche centinaia di metri mentre in macchina vado a lavoro scendendo dalla collina a poca altezza dalla macchina.

Tutti episodi che sembrino mostrare una qualche curiosità nei miei confronti e un qualche tipo di interazione.

Un altro incontro inaspettato e decisamente raro è stato quello con un gufo reale, al ritorno di uno dei miei giri, arrivo ad una vecchia casa in pietra dell’ottocento ormai pericolante, di quelle sparse per tutta la collina, disturbato dal mio passaggio lo vedo ad altezza uomo, partire in volo da dentro la casa, enorme! maestoso! impressionante!

Ed ecco che poco dopo trovo una sua piuma! Lui invece è molto più schivo, difficile da incontrare, anche perchè un gufo in volo non emette alcun suono quando vola. Però ogni tanto quando di notte osservo il cielo, vedo questo grande volatile, passarmi sopra senza sentire nessun rumore.  (Gufo https://theomegaoutpost.wordpress.com/2014/02/19/il-gufo-mitologia-e-simbolismo/)

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Nonostante molte tradizioni lo considerino un “malaugurio” la mia percezione di quel volatile, è legata a grande mistero, forse con il mondo dei trapassati, ma questo non significa che un incontro con questo volatile porti “sfortuna”. Personalmente non credo esista la sfortuna, esistono eventi che ci mettono alla prova dandoci la possibilità di migliorarci al massimo…

Ultimamente poi sempre al ritorno da un giro nel bosco, sento il mio compagno di cammino quadrupede, che allarma, allora credendo si trattasse di una persona che poteva restare spaventata dai suoi abbaii mi precipito, fin quando mi ritrovo davanti a cespugli di felci. Li mi accorgo con grande stupore che queste felci offrono rifugio ad un gruppetto di tre giovani cinghialotti! Cosi con il cuore in gola mi accorgono che non sono minimamente disturbati dalla nostra presenza, chiaramente la madre era ben lontana, altrimenti erano guai! Cosi ho avuto possibilità di avvicinarmi e ottenere delle belle foto. Rischiando per il possibile ritorno di una feroce madre protettiva. Insomma un concreto rischio alla propria incolumità che però ha permesso un meraviglioso incontro.  Il cinghiale simbolo di forza, caos indomabile che accetta la presenza di un uomo è un evento cosi raro quasi da permettere di pensare di esser considerato un membro del piccolo branco. Presso i Celti era considerato un totem di guerrieri. Questo incontro parla di onore e rispetto per una razza troppo perseguitata dagli uomini.

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In casa invece ho ghiri e pipistrelli nel tetto, un nido di api preziosissime aiutanti per l’orto che vivono in una crepa del muro, e piccoli topolini.

Attendo poi il ritorno di Manu dai pascoli, l’ultimo dei cowboy che abita nell’ultima borgata sopra la collina, e che possiede due cavalle libere di pascolare tutto l’anno di cui si serve per pascolare le mucche dei margari. Cavalle con cui ho fatto amicizia e che vado spesso a trovare.

Questi gli incontri più significativi, ed emozionanti ma non di meno emozionanti sono incontri con, nutrie, rospi, salamandre, caprioli, merli,ghiandaie fantastici pennuti dalle ali azzurre, volpi, libellule e le meravigliose lucciole che trasformano il bosco durante le notti di primavera ed estate.

Spero di avervi trasmesso il più possibile le emozioni che gratuitamente il bosco è in grado di regalare.

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Dopo un anno nel bosco tiro le somme di un esperimento autodidatta.

 

Bene oggi finisco per ribadire che sono felice della mia scelta work in progress…

Una mia amica mi scrive su fb:

“mi sono accorta dopo soli 4 anni che lavoro che di tutto questo stress, fatica, per pochi soldi e tanti caci in faccia e vivere di Facebook per lavorare e stare tutto il gg in 4 mura ci muoio presto”

Credo che abbia davvero ragione e sempre più persone sentono che non vale la pena farsi ammazzare da un malessere mascherato da benessere.

E’ passato un anno e ancora questo esperimento mi entusiasma, come ho scritto nei precedenti articoli:

PERCHE’ FUGGIRE DALLE CITTA’: https://econeoruralismo.wordpress.com/2015/03/02/perche-fuggire-dalle-citta-il-paradosso-del-progresso-una-lenta-agonia/

FUGA DALLA CITTA’ https://econeoruralismo.wordpress.com/2014/12/20/fuga-dalla-citta-economizzare-e-cambiare-la-qualita-della-propria-vita/finalmente

Ma ora volevo tirare le somme dell’esperienza di un anno, mi ero prefisso alcuni obbiettivi principali:

1 Migliorare il mio stato psicofisico. FATTO

2 Auto produrmi il più possibile le risorse necessarie alla sussistenza comprando il meno possibile. FATTO

3 Passare il mio tempo e coinvolgere amici e conoscenti in momenti spensierati nel bosco facendo quello che si avesse voglia di fare. FATTO

4 Imparare a coltivare 150 mq di terra senza utilizzare trattamenti chimici. FATTO

Spese:

60-70 euro di corrente bi-mensile (quella la consumiamo tutti)

80 euro annui di scorta di legna per riscaldarmi durante l’inverno (ho trovato un ambiente sufficientemente grande per una persona e abbastanza piccolo da esser riscaldato con un solo termo-camino il resto della legna la faccio nel bosco con un po di movimento fisico e non spendo altro)

0 euro spese acqua (attingo direttamente alla sorgente sotterranea per bere cucinare e irrigare della collina immacolata)

0 euro spese di condominio

70 euro annui spese immondizia (non essendo vicino al centro cittadino e i bidoni si trovano invece vicini al centro la tassa è più bassa)

n.c. spesa alimentare coltivando buona parte delle orticole compro molta meno roba da mangiare e inoltre sono circondato da diversi alberi da frutta abbandonati per tutta la collina cosi mangio prodotti buoni e gratis.

150 euro mensili di gpl per coprire la distanza da casa a lavoro (purtroppo non ho trovato una casa vicino a lavoro)

300 euro mensili affitto per una casa 3 vani letto 1 salone 2 bagni terrazzino e 150/200 mt di cortile 2 forni legna e bbq con diversi alberi da frutto di proprietà.

TOT SPESE FISSE CIRCA 500 EURO/MESE

Ho avuto subito qualche difficoltà nel decidere a causa di alcune paure legate al dover staccare da amici, e dovermene fare di nuovi , dover passare tanto tempo da solo, fare molta strada ogni giorno per andare a lavoro e avere poche idee riguardo le spese che sarei andato ad affrontare, anche se l’ultima di queste paure si è rivelata la più infondata, dopo i primi 4 mesi ho cominciato effettivamente a risparmiare delle cifre interessanti. Avendo tagliato passatempi dispendiosi e vizi non più necessari, non dovendo pagare acqua, riscaldamento, spese di condominio ecc…

Poi ho affrontato la paura della solitudine e nonostante le certezze dentro di me per aver fatto una buona scelta d’altra parte mi ripetevo: << ma che fai? sei impazzito? a cosa dovrebbe portarti tutto questo?>>

Ovviamente non sono impazzito… anzi ho superato quella fase dedicandomi a far pulizia di timori infondati e vizi inutili e deleteri, tipo i weekend a fare bisbocce in locali bevendo o a mangiare fuori che il giorno dopo mi rendevano fiacco e svogliato, insomma, ho cambiato abitudini dannose e cominciato a esplorare un mondo magari scontato ma stupefacente facendo incontri interessanti con le creature del bosco o semplicemente godendomi il sole sui prati.

Poi è arrivato il mio compagno quadrupede che ha colmato molti momenti di stallo emotivo riempiendomi di gioia, siamo stati fortunati a trovarci visto che posso anche portarmelo a lavoro e lui ha spazio per correre libero o lanciarsi in lunghe battute di snuffiate alla ricerca di piste e torrenti dove infangarsi contento!

Inoltre… è un attento assistente nelle varie attività facendo attenzione a tutto e avvertendomi di “pericoli” nelle vicinanze.

Questa solitudine infondo mi ha portato a conoscere nuovi amici o anche persone che vendendo le mie condivisioni su facebook sono venuti a trovarmi anche da lontano o con i quali ho cominciato collaborazioni, come ad esempio  con simili interessi o semplicemente curiosi che sono venuti a farmi visita e che ho ospitato volentieri anche per la notte avendo spazio in più! (che ringrazio della compagnia).

Ad oggi mi rivedo mentre fino ad un anno fa trascorrevo il mio tempo in pieno centro in una bara di cemento chiamato appartamento, con tutte le cose interessanti che può offrire una città comunque sentivo di non stare per nulla bene. Ad oggi sinceramente temo di più una praticamente impossibile ipotesi di un ritorno alla passata condizione che non sul come fare a cavarmela da solo in mezzo al bosco.

In questo andirivieni di amici e conoscenti una irriducibile amante del bosco e i suoi abitanti, Patrizia, ha deciso di frequentare più assiduamente questo piccolo angolo di paradiso che piano piano sto creando, cosi le ho dato chiavi di casa e una delle stanze inutilizzate, e allora durante i weekend pensiamo a progetti ed esperimenti, facciamo dei piccoli pasticci o ricette particolari imparando e crescendo emozionalmente nei nostri confronti e nei confronti dell’ambiente circostante, riflettendo e osservando meravigliandoci della semplicissima ma grandiosa bellezza della natura e di quello che si può creare con essa. Cosi presto Patrizia laureanda in naturopatia comincerà a scrivere anche lei sul blog condividendo le sue idee e sperimentandole insieme sul campo.

In questo momento invece sto cercando di creare sinergia e collaborazione con una associazione vicina a me con sede Alla nave dei boschi: https://www.facebook.com/pages/Nave-dei-Boschi/292646070805239?fref=ts                             Associazione Ecoesistere: http://www.ecoesistere.it

Con la quale cercherò di avviare dei progetti di autosufficienza pubblicizzandola e tentando di creare attrazione con future attività in natura e in attinenza.

Tutta questa esperienza mi ha portato a sognare ancora di più e gettarmi in nuove avventure inoltre tramite il web sono venuto a conoscenza di altri resilienti coraggiosi che hanno più o meno stessi intenti con i quali ho preso contatti e sono di ispirazione, al contrario di quel che pensavo sono molti e non attendono altro che condividere i loro sogni, eccone alcuni attivi in piemonte che stanno cercando il vostro sostegno e partecipazione, ma sono moltissime le iniziative sparse su tutto il territorio italiano, forse sono proprio nei luoghi dove abitate e non le conoscete!!!!

ECOVARCHI

https://www.facebook.com/groups/507027195982631/?fref=ts

LA NAVE PERMACULTURA

Inoltre è di grande ispirazione seguire una coraggiosissima resiliente autonoma, collaudata ed instancabile autrice di diversi libri e blogger che offre ogni giorno tantissime idee di auto-produzione casereccia

http://natural-mente-stefy.blogspot.it/

Non domandatevi quanto sia difficile uscire dalla città, domandatevi qual’è il primo passo e quale direzione! per ognuno sarà differente…

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PERCHE’ FUGGIRE DALLE CITTA’: Il paradosso del progresso una lenta agonia.

 

Quale vantaggio esiste nell’aver lasciato l’era rurale ed essere entrati nell’era industriale senza averla ancora superata evolvendo?

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All’inizio dell’era industriale e conseguente cosiddetto boom economico che in italia è sopraggiunto relativamente tardi, i nostri nonni vivevano in realtà cosiddette: RURALI.

Realtà di comuni rurali che erano praticamente autonome sotto tutti i punti di vista della sopravvivenza, realtà abbandonate successivamente alla grande guerra perchè distrutte dalla leva obbligatoria e quindi dalle braccia che sostenevano il lavoro di tali realtà. Successivamente alla guerra dunque l’unica opportunità per chi era rimasto a popolare  i villaggi rurali senza più risorse umane e conoscenze, fù quella di andare a popolare le future grandi città e dare il via alla costruzione di una classe operaia con la promessa di un nuovo e idilliaco benessere e che avrebbe mantenuto le grandi industrie. Promessa che venne per molti mantenuta e realizzata con la possibilità di acquistare case e beni che prima nessuno poteva permettersi, a discapito di una indipendenza personale e un benessere di vita che non richiedeva la sottomissione in cambio di denaro. In pratica l’operaio svolgendo la sua mansione poteva avere il denaro necessario a usufruire di beni e comodità che prima se voleva, doveva e poteva procurarsi da solo nella condizione rurale senza pagare nessuno.

Ecco la fregatura, questa apparente condizione di benessere e promessa di lusso ha dato tutti alla testa al punto da rinunciare ad una vita sana, sobria ma felice. Questo preludio avvia il processo definitivo di sgretolamento dell’indipendenza umana individuale ma sopratutto collettiva. Oggi della promessa del progresso e della crescita economica è presente solo più uno spettro e in quelle che chiamano “grandi metropoli” e che io chiamo “bare di cemento” al benessere si sta ormai velocemente sostituendo un malessere diffuso dovuto alla penuria di opportunità e risorse economiche, che dissuadono dall’entusiasmo creativo.

Possiamo riempirci le mani di tecnologia portatile per distrarci dal non avere tempo per le relazioni e per la condivisione, per garantirci una casa che un tempo veniva costruita da tutti i membri del comune rurale, e del bestiame perchè ora qualunque bestia va registrata e controllata periodicamente, al punto che il “vecchio margaro” “Manu” che abita nell’ultima borgata della collina della piccola valle dove mi sono trasferito ha dovuto vendere tutte le mucche dalle quali ricavava il formaggio. La cosa più grave è che non trasferirà a nessuno le sue conoscenze riguardo la sua antica professione, e una dopo l’altra andando perdute le conoscenze i futuri abitanti dei luoghi limitrofi saranno costretti a recarsi al supermercato per comprare formaggi che non avranno gusto, che proverranno da bestie stipate in capannoni e non vedranno mai i pascoli per tutta la loro vita. Quella del formaggio è una tradizione culturale che non può essere appresa a scuola, è una tradizione che in quanto tale può essere solo tramandata con tutti i “trucchi” e le peculiarità delle zone di appartenenza. Un tempo queste conoscenze venivano tramandate da padre a figlio e cosi via, per qualunque tradizione di mestiere.

Cosi perdendo tradizioni simili  noi tutti saremo sempre meno indipendenti e sempre più dipendenti di un sistema che non sostiene ma affossa.

L’indipendenza alimentare è uno dei miei obbiettivi principali e bisogna partire proprio da questo punto per cominciare ad associarsi individualmente o in gruppi al concetto di “www.decrescitafelice.it” ed è possibile sperimentando in base alle proprie possibilità la fattoria biologica e la coltivazione naturale, dal momento che persino il più innocente pomodoro è vittima di sofisticazioni industriali.

Un altro punto fondamentale deve essere “l’indipendenza energetica” e far fronte a tecnologie alternative migliori del fotovoltaico portando gradualmente in un luogo che possa ospitarle tecnologie o meglio tecniche basilari per produrre autonomamente elettricità e riscaldamento.

Nel primo caso è di fondamentale importanza stanziarsi nei pressi di un corso d’acqua importante dove incanalare l’energia cinetica della caduta e installare piccole turbine idroelettriche, ad esempio, ma le possibilità sono diverse sta tutto nel ricercare le diverse alternative già presenti e reperibili tramite il web.

Nel secondo caso, medesima cosa, esistono metodi di ottimizzazione per il riscaldamento dove viene sfruttata la legna al massimo delle sue potenzialità vedi la famosa “rocket stove” alla quale si può applicare un semplice meccanismo termodinamico in grado di scaldare anche l’acqua e utilizzarla per lavarsi nei mesi invernali.

Indipendenza idrica: non è necessario essere agganciati all’acquedotto per avere acqua corrente in casa spesso nelle colline l’acqua veniva incanalata e stoccata in cisterne come nella casa dove abito, e successivamente per mandarla in tutta la casa è possibile usare una antica semplice ma efficace tecnologia che sfrutta la compressione dell’aria all’interno di un serbatoio per inviare il getto nelle tubature, vedi: “pompa ad ariete idraulico” e “turbina di tesla” in grado di ottimizzare di nuovo l’energia cinetica dell’acqua.

Tutto questo è fondamentale per abbandonare stili di vita auto incatenanti che svuotano tasche e voglia di vivere a favore di coloro che senza tanti scrupoli sottraggono il tempo e il valore umano al fine di arricchirsi sulle spalle dei cittadini. Schiavitù che tutto sommato ci siamo auto-provocati abbandonando gli stili di vita dei nostri avi e accettando le condizioni.

Potrebbero anche sembrare le turbe di un paranoico esaurito, ma non accorgersi di non sapere fare tante cose senza bisogno dell’industria significa che l’essenza e l’indipendenza dell’essere umano è a grave rischio. Proprio perchè molti non se ne rendono conto, e dimentichi di queste conoscenze ci si affida ad una omologazione che spazza via quel che è genuino, sobrio, e semplice per fare spazio all’artificio, costruito e penoso che porta lentamente al declino delle più vive peculiarità umane.

E’ chiaro che non si tratta di tornare a vivere come i primate, l’importante è riconoscere che questo status non è perpetuabile in eterno ed agire di conseguenza nel proprio piccolo per ripararsi da un sistema che un pezzo alla volta sta versando in un collasso indotto ed evidentemente irresponsabile.

Queste sono le principali perplessità che mi hanno convinto a cercare una alternativa e quantomeno a cominciare con quello che per molti magari può essere un grande passo ma ricco di vantaggi vedi il mio primo articolo: https://econeoruralismo.wordpress.com/2014/12/20/fuga-dalla-citta-economizzare-e-cambiare-la-qualita-della-propria-vita/

E poco alla volta mi misuro con le opportunità e le problematiche di questa scelta. Ma auspico come infatti sta avvenendo ad un sempre più veloce abbandono delle città per iniziative personali e collettive a favore del ripopolamento di luoghi un tempo abbandonati.

IL PANE SOCIALE ECO-CONDIVISO

IL PANE SOCIALE ECO-CONDIVISO
Da quando mi sono adoperato alla scelta di cambiare il mio abitare, ho cominciato a interessarmi alle varie realtà, eco-villaggi e simili, disseminate per tutto il territorio italiano, e conosciuto e parlato con persone interessate ad avviare simili progetti personali.
Felice di tutto questo muoversi, ho deciso di condividere la mia esperienza, seppur giovane, convinto che non sia strettamente necessario distruggere totalmente la propria vita per crearne una nuova e rurale.
Credo sia sufficiente fare un passetto alla volta per misurarsi e creare gli strumenti necessari alla propria trasformazione, sia in gruppo sia da soli, proprio come sto facendo.
Avere le idee chiare sulla direzione da prendere è indubbiamente il primo passo per impostare un progetto: ho cominciato pensando che anche se fossi stato da solo avrei potuto coinvolgere altre persone. Nel frattempo ho potuto godermi solitudine, analisi interiore e relativa conoscenza di me, perlustrando i dintorni, e iniziando la sperimentazione delle mie capacità.
Scoprire con gran sorpresa che dove abito (vedi articolo: https://lacasanelboscoparadisare.wordpress.com/2014/12/20/fuga-dalla-citta-economizzare-e-cambiare-la-qualita-della-propria-vita/ ) esistono molte situazioni appassionanti per passare il proprio tempo libero in modo alternativo e senza spendere un euro.
Seppur da solo, questa condizione mi ha permesso di non annoiarmi mai anzi, ho coinvolto chi mi è venuto a trovare facendo insieme qualche lavoretto o passeggiate per le centenarie mulattiere, ormai battute solamente da caprioli e cinghiali, che si possono incontrare insieme ad altre piccole creature del bosco, dalle salamandre alle nutrie, dai gufi reali alle poiane e ai simpatici scoiattoli.
Potrebbe sembrare che io sia un esaltato che ha scoperto l’acqua calda, invece ho semplicemente dato valore a cose alle quali la maggior parte delle persone non da più, ma che, a quanto pare, nel sogno collettivo del pianeta stanno tornando esponenzialmente. Un fenomeno che sembrerebbe avere anche un nome: NEO-RURALISMO.
Per chi è inserito mentalmente nel pensiero, urbano potrebbe sembrare un’ attività tutt’altro che soddisfacente e persino faticosa. Non nascondo che possa portare fatica, ma è ovviamente tutto relativo, in quanto questo tipo di fatica non è più frutto di “LABOR SCHIAVIZZANTE”, piuttosto invece possiamo chiamarlo “PATHOS RIGENERANTE”: la soddisfazione di svegliarsi un mattino e ritrovare una piccola linguetta verde originata da un seme piantato che esce dalla terra, è sempre motivo di entusiasmo.
Come anche accorgersi dei primi frutti delle piante seminate. Inoltre, coltivare il proprio cibo infonde davvero la sensazione di stampare il proprio denaro.
Sapere di mangiare e condividere con chi ti viene a trovare del cibo realmente genuino, fresco, privo di maltrattamenti industriali e raccolto al momento, è davvero appagante. Avere un “supermercato bio” sotto casa, o meglio in casa, e non dover pensare più di dover fare per forza la spesa perchè se no non si mangia, è per me un lusso.
Per rendere questa passione più condivisibile, ho intenzione di creare una serie di appuntamenti, magari una volta al mese, e coinvolgere amici e amanti del pane e della pizza in un gioviale pomeriggio di svago ed attività, dove poter accendere il forno antico in mattoni refrattari che altrimenti non userei. Si tratta di un enorme forno del 1800 appartenuto al fornaio del paese che riforniva le varie borgatine della collina ormai praticamente abbandonate. Per utilizzarlo è necessaria molta legna che evidentemente sarebbe sprecata da impiegare per una sola persona.
Infatti, per il mio personale fabbisogno, utilizzo un altro piccolo forno a legna che l’inquilino prima di me ha ricavato sezionando quello più grande.
Si potranno realizzare pane e pizza rigorosamente con farine integrali e non raffinate, senza vincoli di ricetta, proprio come piace a me o comunque ognuno come preferisce e si potrà portare a casa il pane cotto a legna in quantità, visto che il pane fatto cosi dura anche quindici giorni restando buono ed una volta secco è possibile usarlo per farci la famosa ribollita alla toscana o dei crostini per la minestra.
Raccogliere la legna per il forno, fare la pasta per il pane e cuocerlo nel forno in mattoni refrattari può davvero essere un’attività rigenerante e soddisfacente, che riporta indietro nel tempo, sopratutto se fatto all’aria aperta ed in modo semplice.
Propongo un incontro a casa mia una o due volte al mese, come occasione per stare insieme, all’aria aperta, in pace, scambiando idee raccontandosi ed infine portandosi a casa il pane cotto ancora caldo.

IMPASTO

Infatti per il mio personale fabbisogno utilizzo un altro piccolo forno a legna che l’inquilino prima di me ha ricavato sezionando quello più grande.

Pane e pizza rigorosamente con farine integrali e non raffinate senza vincoli di ricetta proprio come piace a me o comunque ognuno come preferisce e poter portare a casa il pane cotto a legna in quantità visto che il pane fatto cosi dura anche quindici giorni restando buono ed una volta secco usarlo per farci la famosa cosiddetta ribollita alla toscana o crostini per la minestra.

Raccogliere la legna per il forno fare la pasta per il pane e cuocerlo nel forno in mattoni refrattari può davvero essere una attività rigenerante e soddisfacente che riporta indietro nel tempo sopratutto se fatto all’aria aperta ed in modo semplice.

Propongo un incontro a casa mia una o due volte al mese, come occasione per stare insieme, all’aria aperta in pace e scambiando idee raccontandosi ed infine portarsi a casa il pane cotto ancora caldo.

Mettiamoci d’accordo su face book e contattatemi al mio profilo: https://www.facebook.com/alessandrosciamano.decarne.

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FUGA DALLA CITTA’. Economizzare e cambiare la qualità della propria vita.

  • Dopo alcuni anni vissuti in città, mi sono reso conto di quanto fosse dannoso per me, le mie tasche, e l’ambiente circostante, vivere in uno spazio urbanizzato con tutti i presupposti che conosciamo e le difficoltà derivanti da tali condizioni di vita. Mi sono chiesto, quindi, quale poteva essere l’alternativa a questa situazione. In prima analisi vivere in città poteva sembrare la soluzione più efficace, comoda ed economica. In seguito, mi sono reso conto che l’unica comodità era semplicemente quella di avere il supermercato sotto casa, dei locali per lo svago, degli amici relativamente vicini e servizi vari… Quindi, in fin dei conti, tutta questa necessità di ammassarsi in alveari di cemento da cosa dipende? Perché pagare 300/500 euro più le spese per un monolocale in città o in periferia, per avere un letto, un tavolo, una cucina, e trovarsi senza un euro da parte da investire in passioni? Mi sono detto che questo approccio all’abitare aveva qualcosa che non mi rendeva soddisfatto e pienamente appagato, sia a livello economico, sia a livello qualitativo. Poi, ho ricordato di quanto invece mi sentissi bene nel trascorrere il mio tempo libero in tenda o all’aperto in natura tra le piante; pur non avendo nulla, mi sentivo decisamente a casa. Da qui è nato il mio personale progetto di rivoluzione e a volte mi sembra un po’ di combattere contro Golia e al posto della fionda utilizzare la mia sola forza di volontà.

    Così ho deciso che avrei cercato una soluzione fuori dagli angusti spazi cittadini, dove ci si accontenta di straccetti di prato e cielo, circostanza che sono giunto a riconoscere come condizione disumana, visto che ritengo che l’essere umano non sia stato fatto per chiudersi nel cemento, ma per abitare in spazi VIVI! Ho pensato che un luogo distante massimo mezz’ora di viaggio dal posto di lavoro, ma sufficientemente ricco di vita naturale, potesse risultare un buon compromesso.

    Ho cercato nelle campagne e colline limitrofe a Torino, memore dei quarti d’ora passati nel traffico a fare i rally tra i rimbambiti alla guida e i furbi “sucmacheriani”, rendendomi conto che era più gratificante guidare per 30 minuti in tangenziale, godendo della vista di albe e tramonti durante il viaggio.

    Dopo vari tentativi ho trovato un rustico indipendente da 300 euro al mese nel pieno bosco delle colline Pinerolesi. Mi sono accontentato giusto appena di poter godere di 3 camere da letto, un salone ,2 cantine, 2 forni a legna antichi, terrazzino, dal quale godere un bel panorama sul bosco incontaminato e 200/300 mq di terra da coltivare, lottizzata in comodi terrapieni con un ampia serra.

    Questo mi ha convinto che non c’erano paragoni con le soluzioni cittadine, ho dimenticato di esser obbligato a restrizioni di sorta riguardo al vicinato, del baccano, del passaggio delle auto e di dover chiudere a chiave macchina e porte di casa ormai da 9 mesi a questa parte. Oltre ai 300 euro e al carburante (rigorosamente gpl), spendo solo per l’elettricità e la spazzatura (60 euro all’anno), questo perchè riscaldo con termo camino e la legna posso farla comodamente e gratuitamente nel bosco, in maniera naturale con l’ascia e tagliarla in pezzi più piccoli con sega elettrica facendomi un po’ di muscoletti. Niente spese di condominio e niente spese d’acqua, visto che recupero la buonissima acqua sotterranea della collina; autoproduco praticamente tutta la verdura necessaria e ho inoltre avuto la grande fortuna di trovarmi nel terreno diverse piante di kiwi, peri, prugne e uva e di essere circondato, su e giù per la collina, da alberi abbandonati di peri, meli, castagni, noccioli, noci e cespugli di more.

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Ho realizzato che questo per me era vero lusso; grazie al forno a legna, poi, compro solo più farina e faccio del buonissimo pane che dura quindici giorni, e a far la spesa vado nell’ orto, praticamente non compro più nulla. Persino il formaggio posso trovarlo dalla signora un po’ più sotto che ha le caprette e produce buonissimi tomini classici e aromatizzati. Quando il tempo lo consente posso godere dei meravigliosi spettacoli del cielo oppure di passeggiate nelle vecchie mulattiere, imbattendomi qua e là in antiche costruzioni in tutto il bosco…….